SCOPRENDO IL TALIAN

 

 

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Scoprendo il talian - Alla scoperta dell’identità e della cultura di una comunità migrante

 

 

La storia dell’emigrazione veneta a partire dal 1870 fino ai giorni di oggi può essere rappresentata tramite il lascito dei ricordi, delle tradizioni e delle musiche. Il viaggio alla scoperta delle comunità oriunde permette di conoscere storie e racconti di vita che evidenziano il fenomeno degli usi e dei saperi veneti mediante la valorizzazione della cultura e della lingua del talian.

 

L’immigrazione italiana in Brasile

 

Lo studio, dapprima, propone un’introduzione storica sull’emigrazione italiana in Brasile dalla fine del XIX secolo, presentando la situazione socio-economica prima della partenza, la traversata oceanica e la stabilizzazione dei coloni nelle nuove terre.

L’emigrante portava con sé il proprio bagaglio storico-culturale e la padronanza di una serie infinita di “mestieri”, quali eredità preziosa di tante generazioni che avevano accumulato un patrimonio inestimabile di esperienza e saggezza. Le tradizioni, gli usi e i costumi, pur nella lontananza transoceanica, hanno permesso loro, quindi, di sopravvivere alla miseria e alla disperazione del nuovo continente, mantenendoli vivi ancora oggi.

La “Mèrica” tanto sognata, descritta dai passaparola di mercanti e persone comuni e dalle pubblicità nei giornali e manifesti delle compagnie di navigazione, se da un lato promettevano speranza e fortuna, nella realtà dei fatti si tramutavano in sofferenza e povertà. La maggior parte vendeva i pochi averi per pagarsi il viaggio, subendo speculazioni, nonché vere e proprie truffe. Così pure, durante le traversate in navi mercantili adattate al trasporto di passeggeri, il sovraccarico, la promiscuità e le condizioni igieniche precarie causarono malattie e in alcuni casi anche la morte. All’arrivo, le terre promesse si svelarono appezzamenti di foresta vergine lontani anche centinaia di chilometri dalle città principali e l’illusione del diritto all’assistenza sanitaria e all’istruzione o di una rete socio-commerciale, si tramutò nel vincolo e urgenza di costruire una comunità capace di autosostenersi, oltre che sopravvivere e affrontare sofferenze e difficoltà superiori a quelle vissute in Italia. In questa condizione i rapporti interpersonali, i legami sociali e umani diventarono le uniche armi in un territorio così avverso. Se in patria l’essere vicentino, veronese o bellunese era sinonimo di diversità e culture differenti, lì nel Sud del Brasile l’esigenza di affrontare le ostilità e di condividere i problemi della vita quotidiana ha originato una cultura oriunda che ha fatto propri gli usi e i costumi importati nelle nuove terre. Il lavoro, la cucina e soprattutto la lingua sono divenuti sintesi di un nuovo popolo che cantava e si emozionava al ricordo della propria patria e si univa come un tempo nei filò per ricercare parole di conforto e di speranza. Al tempo stesso, la musica, i canti e i balli dettavano il ritmo nei momenti di allegria e delle feste, con la fisarmonica come compagna inseparabile di un folclore locale semplice e sincero.

La fusione dei dialetti veneti, bergamaschi e friulani, più diffusi in questo contesto, generò un nuovo idioma, che denominarono talian. La sua diffusione e rilevanza fu tale che persino altre realtà migratorie presenti in quell’area, come quelle dei coloni tedeschi e polacchi, furono costrette a impararlo poiché negli stati meridionali del Brasile, Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná, i taliani erano quasi il 90% della popolazione.

In particolare, dopo la prima grande immigrazione, verificatasi con l’Unificazione d’Italia, ne seguiva una nuova con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e il milione di emigranti con i loro discendenti, in quasi 150 anni di storia, costituirono concretamente una collettività di oriundi disseminati in tutto il paese.

 

Il talian e le comunità italiane in Brasile

Oggi, ovunque si percorra il territorio brasiliano, si trovano quartieri e paesi con nome veneto, come Nova Veneza, Nova Bassano, Nova Trento, Nova Pádua, Nova Vicenza o Garibaldi: località di campagna, in cui si osservano persone dai passi fieri, dagli occhi profondi e i lineamenti nostrani, che portano baffi, cappelli di paglia e camicie a quadroni.

L’attaccamento alle tradizioni si percepisce, oltre che nel folclore e nella toponomastica, anche nelle caratteristiche tipologiche e delle abitazioni, nell’eno-gastronomia, nella struttura patriarcale delle famiglie e nel credo religioso. Infatti, tuttora, il lavoro, la vita di ogni giorno, le celebrazioni liturgiche e le attività sociali o commerciali si legano alla cultura taliana più diretta, familiare e intima.

È una lingua che rasserena e unisce, e soprattutto uno strumento che diviene simbolo caratteristico di una comunità multietnica, riconosciuta come co-ufficiale in alcune zone della regione meridionale del Brasile, e considerata la seconda lingua più parlata in questa nazione.

 

Il talian e il suo riconoscimento linguistico

In particolare, le prime attività di ricerca e riconoscimento promosse dalla Municipalità di Serafina Corrêa, negli anni ‘90, hanno sensibilizzato i paesi, le provincie e gli stati del Sud

tanto da far considerare il talian, insieme ad altre cinque lingue minoritarie, Patrimonio Storico

Culturale Immateriale del Brasile, all’interno dell’Inventario Nazionale di Diversità Linguistica, con il decreto Legge n. 7.387 firmato nel dicembre del 2010 dal presidente del Brasile Ignácio Lula da Silva.

Un risultato straordinario se si considera che, durante la seconda guerra mondiale, il talian fu

proibito dalle autorità brasiliane del Governo Vargas, entrate in guerra con gli “alleati”, tanto da modificare la toponomastica, il nome delle istituzioni locali esistenti e discriminando le culture straniere, soprattutto quella italiana. Ad esempio, Nova Trento, fu chiamata Flores da Cunha, e Nova Vicenza, Farroupilha. Ad Antônio Prado esisteva dal tempo dell’immigrazione uno stabilimento aziendale dal nome Società del Mutuo Soccorso Vittorio Emanuele III, che ha dovuto sostituire la denominazione in Sociedade Prandense de Mutuo Socorro. A San Paolo, la designazione della squadra di calcio, fondata da italiani, chiamata all’origine Palestra Italia, ha dovuto cambiare con Palmeiras. Nonostante questa fase di proibizionismo,

il talian dei migranti si è preservato, divenendo una lingua “viva”, con un suo accordo ortografico e svariati dizionari, con la quale si scrivono poesie, libri, canzoni, si fa teatro, si ascolta dal vivo alla radio e in televisione, si celebrano le messe e oggi è un idioma da preservare e conservare.

Per quanto riguarda la ricerca delle caratteristiche linguistiche, si è fatto riferimento alle pubblicazioni di Darcy Loss Luzzatto e Honório Tonial, che hanno elaborato ed estratto le regole e i contenuti ortografici, lessicali e morfosintattici che descrivono questa lingua.

Il talian, parlato oggi da più di un milione di persone, si è diffuso e rafforzato grazie alla sua tradizione orale e scritta e si è formato dalla mescolanza di dialetti dell’Italia settentrionale. Infatti, la sua parola traduce le varietà regionali relative alle differenze lessicali e fonetiche, e la sua forma scritta è stata definita e standardizzata da un gruppo di linguisti, tra loro Rovílio Costa, Darcy Loss Luzzatto, Júlio Posenato, Hélio Frison e Sérgio Grando, che si riunirono, nel 1987 a Porto Alegre, con l’obiettivo di stabilire un accordo ortografico per il talian.

Il talian, o veneto-brasiliano, è una koinè neolatina che innesta, in una quasi totalità veneta,

termini portoghesi e qualche parola delle varie parlate italiane. È un idioma tuttora vivo e intergenerazionale, utilizzato soprattutto da anziani e adulti, e nella vita quotidiana, privata e professionale, riesce sovente a sostituirsi al portoghese.

 

 

 

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